mercoledì 19 febbraio 2014

30 anni: “Insomma, quando lo fai un figlio?"

Questa mattina al lavoro alcuni colleghi mi hanno interrogato sulla famosa trilogia "anni-matrimonio-figlio" ed io ho difeso strenuamente la mia opinione del momento. Il mio pensiero può essere riassunto benissimo da questo articolo di Roba da Donne che riporto di seguito.




La fatidica domanda è lì, dietro l'angolo, che ti aspetta alla mezzanotte dei tuoi primi 30.O forse questo gong suona più nella pancia di amici e parenti, perché io non ne sento neanche l’eco. E sinceramente non penso si tratti di avere o meno un istinto materno, chiaramente molto più sviluppato in alcune donne rispetto che in altre, ma è piuttosto una questione aperta o chiusa con se stesse.Forse un pensiero concreto inizierò a farmelo quando una delle mie amiche verrà da me a dirmi: “sono incinta!”. Ma visto che al momento é più uno scambio di “io lo faccio dopo che lo fai tu”, un po’ come il film di Lino Banfi “vai avanti tu, che a me mi vien da ridere”, posso dormire sonni tranquilli.Chissà in quanti penseranno: “queste donne moderne, troppo egoiste e prese da sé stesse e dalla propria carriera per dedicarsi a un figlio…”. E invece, é proprio tutto il contrario, questo non é egoismo credetemi, proprio perché a quel figlio mi ci dedicherò anima e corpo, vorrei riuscire a dargli la madre migliore che posso diventare e che al momento non potrei essere.Fare figli presto è sicuramente bellissimo e per fortuna ci sono ancora donne che hanno questo coraggio, ma non penso che le altre abbiano qualcosa in meno.

Punto primo: i tempi sono cambiati e anche gli uomini che ci sono in circolazione. Il risultato però é lo stesso: entrambi poco degni di nota.É già dura da sole, lavorando per mantenersi ma senza perdere di vista le proprie ambizioni, se poi accanto non hai un uomo capace di sostenerti e starti accanto ma l’ennesimo mammone insomma, la strada è tutta in salita. Le nostre aspettative non sono sul principe azzurro, ma sul legame del “nonostante tutto”, nonostante le debolezze, le paure, i passi falsi.

Altro motivo: Chi ha avuto, chi ha una figura paterna problematica, o nello specifico affetta dalla sindrome di Peter Pan, quindi non in grado di gestire se stesso, figuriamoci una famiglia, opera un’attenta e accurata selezione, perché non vorrebbe mai, per nessuna ragione, sottoporre il proprio figlio alla stessa condanna. Condannato a sentirsi monco a vita, quasi come gli mancasse un arto, un pezzo di sè.Ma sì,alla fine probabilmente io un figlio lo farò quando starò pensando ad altro, in fondo non è passata alla storia la frase di John Lennon “Life is what happens to you while you’re busy making other things”?

Ecco. Proprio quello sarà il momento in cui sentirò il gong.



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